Domenica 30 Novembre 2008 16:36 | Author: Fulvio Cervini |
Cara Arianna,
un folto gruppo di docenti (in maggioranza associati e ricercatori, ma non vi mancano gli ordinari) di tutte le università italiane ha sottoscritto un documento di condanna del DL 180 e soprattutto delle sue norme concorsuali, che è stato mandato alla CRUI, al CUN, e all'interconferenza dei presidi di Lettere perché si attivino in merito. In prospettiva, come già suggerivo nel mio intervento, bisogna pensare a riequilibrare i poteri togliendone un po' agli ordinari (per esempio impedendogli di far parte di commissioni di concorso negli anni immediatamente precedenti il pensionamento). Ma certo non è cosa che si possa fare con un decreto. E comunque non ha senso se non in rapporto a una generale riforma dell'università che ponga davvero il merito al centro del contendere, e alla quale dovrebbe collaborare sutta la società civile (e non certo due o tre ministri che di università nulla sanno). Per cui i maggiori finanziamenti devono arrivare alle università che funzionano sul duplice piano di didattica e ricerca (e non solo che hanno i conti a posto), e che dunque hanno interessse a prendere i docenti migliori e fornire servizi migliori attirare più studenti. Questo non vuol dire che gli studenti dovranno pagare più tasse, ma semplicemente che si dovrebbero stabilire maggiori incentivi e maggiori sgravi per consentire anche ai meno abbienti di frequentare l'università, differenziando molto le tasse in base alle fasce di reddito. In questa logica, il concorso locale non ha più ragione di essere: meglio una lista nazionale di idonei (bisogna vedere, però, con quali criteri messa insieme), se non addirittura un sistema all'americana, in cui ciascun ateneo chiama direttamente gente brava previo colloquio e valutazione dei titoli scientifici. Come impedire che anche queste chiamate siano truccate? Bisogna fare in modo che l'università abbia convenienza a chiamare gente in gamba, piuttisto che il figlio di tizio o di caio, perché è la gente in gamba che fa funzionare l'università. Il sistema perfetto non esiste, ma bisogna provarci. Dal mio punto di vista, è già tanto che in questi mesi se ne stia finalmente discutendo. Grazie a te, per la tua sensibilità.
Fulvio Cervini
p.s.: mi scuso con te e con tutti i lettori per il ritardo