| Riflessioni |
La Pasqua è quel periodo dell’anno in cui i fedeli cattolici celebrano il ricordo del miracolo più grande di tutti: la sconfitta della morte. Eppure, in questa Pasqua dell’anno 2009, tristemente indimenticabile, i media italiani hanno dimostrato, una volta di più, di cavarsela altrettanto bene coi miracoli.
Perché per riuscire a sostenere che la tragedia abruzzese (che tocca noi studenti universitari in maniera particolare) sia stato un fulgido esempio di come l’Italia sia un Paese che funziona, ci vuole effettivamente un miracolo.
In uno Stato in cui le persone comuni fanno sempre più fatica a distinguere le opinioni dai dati di fatto, non si può negare che se quelle 295 persone morte a causa del terremoto fossero vissute in Giappone, anziché in Italia, oggi sarebbero ancora vive; nel paese del Sol Levante, infatti, un terremoto come quello che ha devastato l’Abruzzo (5.8 gradi della scala Richter) “non sarebbe neanche finito sui giornali”, ha affermato Alessandro Martelli (docente di Costruzioni in zona sismica all’Università di Ferrara) in un’intervista a “La Repubblica” dell’8 aprile scorso, in quanto a quelle latitudini sono abituati a fronteggiare, egregiamente, eventi sismici di ben altra entità.
La cosa paradossale è che anche l’Italia sarebbe (il condizionale è d’obbligo) perfettamente in grado di costruire edifici come quelli giapponesi: nel già citato articolo su “La Repubblica”, il professor Rui Pinho, docente di Meccanica Strutturale all’Università di Pavia e responsabile del settore rischio sismico all'European Centre for training and research in earthquake engineering, ha spiegato che “l'80% delle strutture edilizie italiane è in grado di uscire indenne da un evento come quello abruzzese”.
E allora, proprio perché le cose stanno così, ci si aspetterebbe che i media nazionali, dopo una pur doverosa fase di cronaca e di sensibilizzazione, cominciassero a condurre inchieste degne di chiamarsi tali, cercando di scoprire chi ha costruito quegli edifici crollati come castelli di carta, chi ha firmato le carte in cui si diceva che quegli stessi edifici erano perfettamente in grado di resistere, chi ha continuato a sostenere questa tesi anche davanti a vistose crepe nei muri; in poche parole seguendo le indagini dei magistrati. Il tutto per cercare di far capire al pubblico che questa tragedia poteva essere evitata. Non certo per trovare capri espriatori, quanto perché rendersi conto degli errori commessi in passato è l’unico modo per evitare che gli stessi errori possano ripetersi in futuro.
Ma, ahimè, condurre inchieste di questo tipo porterebbe all’ennesima constatazione di come il “sistema Italia” non abbia mai smesso di essere in vigore dai tempi di Tangentopoli ad oggi; “la storia giudiziaria di questo Paese” ha spiegato l’ex P.M. Luigi De Magistris ad Annozero “ci insegna che la criminalità organizzata fa affari con le somme pubbliche. Nelle costruzioni si fa affari, perché si utilizza una quantità di calcestruzzo inferiore alle leggi previste. Lo si fa per abbassare i costi, per vincere gli appalti, e lo si fa in spregio alla normativa vigente. E questo mette in pericolo l’incolumità di tutti. Casi come questi sono avvenuti anche nella costruzione della Salerno-Reggio Calabria, in cui è implicata una delle società che hanno costruito l’ospedale di L’Aquila (…) Se poi pensiamo che in Italia il mercato del calcestruzzo è spesso controllato dalla criminalità organizzata, si può comprendere come l’intreccio tra criminalità e gestione delle somme pubbliche fa sì che le somme stesse, anziché essere utilizzate per mettere in sicurezza le opere, vadano ad arricchire i comitati d’affari”. E allora- verrebbe spontaneo dire- combattiamo questo fenomeno! Qui però cominciano i problemi. Luigi de Magistris ne è la dimostrazione vivente: l’attuale candidato dell’IDV alle elezioni europee si è visto stroncare la carriera di magistrato proprio per la grave colpa d’aver cercato di far luce su alcuni dei tanti scandali come questo (per esempio l’inchiesta “Poseidon”), scandali in cui sono finiti nel registro degli indagati diversi parlamentari. Scandali dei quali, ancora una volta, la stragrande maggioranza di giornali e telegiornali nazionali non ha dato che informazioni confuse e/o distorte, quando non addirittura palesemente false.
Pertanto sorge spontanea una domanda: se mai dalle indagini dovesse emergere che esistono responsabilità penali da parte di imprese importanti e personaggi politici, questi ultimi sconteranno effettivamente la pena che si meritano? Sapendo come vanno di solito le cose in Italia, qualche dubbio viene; il 14 aprile scorso Paolo Menduni, direttore generale dell’Ospedale dell’Aquila che dal 2000 ha operato senza avere nè il certificato di agibilità né gli attestati di sicurezza e di igiene, è stato nominato Consulente per l’Agenzia Regionale Sanitaria dal neo-presidente della regione Abruzzo, Giovanni Chiodi (PDL); che a sua volta era stato rinviato a giudizio nel mese di settembre del 2008 insieme ad altre 14 persone, con le accuse di attività di gestione dei rifiuti non autorizzata, inquinamento dell'aria, crollo colposo e falso materiale.
Intendiamoci: non è che il Tg1 o il Tg2 non abbiano mai parlato di responsabilità e delle inchieste attualmente in atto; ne è stata data notizia, così come sono state documentate anche visivamente le carenze strutturali degli edifici: tuttavia, come ha ricordato Marco Travaglio nel suo ultimo “Passaparola”, nessuno ha mai fatto il nome, per esempio, della Impregilo S.P.A., l’impresa di costruzioni che ha “messo in opera” (come si legge in un comunicato stampa) l’Ospedale di L’Aquila, reso inagibile dal sisma. Fatto, questo, abbastanza sorprendente, visto che si tratta della stessa impresa che aveva gestito lo smaltimento di rifiuti a Napoli nel modo che tutti conosciamo, attività per la quale è attualmente sotto processo con l’accusa di truffa alla Regione Campania. La stessa che nel 2005 si era aggiudicata anche la gara d’appalto per la realizzazione del Ponte sullo stretto di Messina.
Dalla sua, però, la Impregilo ha delle amicizie molto importanti. Per rendersene conto basta dare un’occhiata all’elenco dei maggiori azionisti (su Wikipedia o sul sito della stessa impresa, www.impregilo.it); si scopre che dietro la potente multinazionale c’è il gruppo Benetton (di cui fa parte Autostrade per l’Italia S.p.a) e l’Immobiliare Lombarda, del Gruppo Fondiaria Sai di Salvatore Ligresti. Due personaggi, Benetton e Ligresti, molto cari al Governo, in quanto azionisti anche della CAI, la cordata di imprenditori italiani che ha rilevato la parte senza debiti di Alitalia (Benetton è stato già ricompensato dal Governo per questo sacrificio, in quanto, con la nuova convenzione sulle tariffe del 6/6/2008, potrà aumentare a suo piacimento il pedaggio autostradale senza essere più vincolato agli investimenti fatti, per i prossimi 30 anni; in altre parole, potrà aumentare i pedaggi e, se deciderà di non reinvestire i soldi nella manutenzione, nessuno potrà dirgli nulla).
Ma l’amico più importante la Impregilo ce l’ha a Palazzo Chigi. Già ai tempi dello scandalo sui rifiuti nel capoluogo partenopeo, il decreto “salva-Napoli” permetteva alla multinazionale di continuare a costruire l’inceneritore di Acerra nonostante le indagini della Procura (che durante l’estate aveva confiscato 750 milioni di euro in beni ed aveva disposto l’interdizione alla partecipazione di gare pubbliche di smaltimento rifiuti). «Sarebbe stato troppo complicato chiamare altri imprenditori per finire un lavoro quasi terminato» aveva spiegato Bertolaso in quella circostanza.
E anche recentemente, il Premier si è energicamente schierato a difendere la Impregilo, dopo che il suo amministratore delegato, Alberto Rubegni, è stato condannato a 5 anni dalla magistratura di Firenze per crimini ambientali durante i lavori per l’Alta Velocità: “È qualcosa di patologico” ha dichiarato Berlusconi “è una metastasi del nostro Paese cui dobbiamo reagire perché c’è qualcuno che usa la legge come un Moloch che deve colpire. Dobbiamo trovare una via di uscita, altrimenti le società non vorranno fare lavori sul nostro territorio”.
E forse è proprio per via di queste amicizie che i media nostrani, così solerti nell’offrire all’opinione pubblica capri espiatori e “mostri” vari quando si tratta di reati “di strada”, come stupri e omicidi (anche quando non v’è certezza alcuna sulla colpevolezza effettiva dei sospettati), siano così restii a mettere alla gogna mediatica grandi imprese e personaggi di rilievo, anche quando, come in questo caso, le premesse non mancano.
Per un’intera settimana abbiamo assistito alla magnificazione del nostro Paese e dei suoi dirigenti come non si vedeva dai tempi dell’Istituto Luce; un Paese, il nostro, additato come esempio di un’efficienza che, stando a sentire alcuni, all’estero ci invidierebbero.Un’efficienza post eventum che all’estero non raggiunge i nostri livelli in quanto, verosimilmente, compensata dalla curiosa pratica di investire seriamente sulla prevenzione; la quale, tuttavia, come ha spiegato Bertolaso qualche sera fa al Tg1, ha il grave difetto di non portare voti in campagna elettorale.
La sensazione che si ha, guardando i telegiornali nazionali, è che sia viva la convinzione che il giornalista sia autorizzato a suscitare l’indignazione popolare solo per fatti di cronaca, in cui siano possibilmente coinvolti extracomunitari o, comunque, persone non “potenti”. Mentre quando si tratta di inchieste che coinvolgano Enti pubblici, Governi, imprese (pubbliche o private), l’imperativo è quello di occultare; e poco importa se le inchieste riguardino il denaro o la salute pubblica. Unica, eccellente e lodevole eccezione, è la trasmissione Report di Milena Gabanelli.
Sembra che ci sia la convinzione, in Italia, che il modo migliore per affrontare i problemi sia ignorarli. A tal proposito ha scritto uno splendido articolo Ferruccio De Bortoli, neo (si fa per dire) direttore del Corriere della Sera, nell’editoriale del giorno 10/4/2009 (e che Travaglio, sul suo blog, ha giustamente definito come una splendida lezione teorica di giornalismo): “Primo: perché un' informazione libera, indipendente e responsabile fa bene alla democrazia? Non è una domanda retorica. Senza un' opinione pubblica consapevole e avvertita un Paese non è soltanto meno libero, ma è più ingiusto e cresce di meno. Il cittadino ha pochi strumenti affidabili per decidere, non solo per chi votare, ma anche nella vita di tutti i giorni. La sua classe dirigente fatica a individuare le priorità, lo stesso governo (come avviene nelle aziende in cui tutti dicono di sì al capo) seleziona più difficilmente le buone misure distinguendole da quelle che non lo sono. Il consumatore è meno protetto, il risparmiatore più insidiato (…) Colpisce che spesso la classe dirigente italiana, non solo quella politica, consideri l'informazione un male necessario. E sottostimi il ruolo di una stampa autorevole e indipendente. Tutti l'apprezzano e la invocano quando i giornalisti si occupano degli altri, degli avversari e dei concorrenti. Altrimenti la detestano e la sospettano. Molti confondono l'informazione con la comunicazione di parte o la considerano la prosecuzione della pubblicità con altri mezzi (…) Il dibattito vero fa emergere le politiche migliori, quello falso o reticente solo quelle che appaiono in superficie le più percorribili e all'apparenza le meno costose”.
Peccato che, nell'Italia di oggi, chi cerca di portare avanti il dibattito vero venga immediatamente accusato di "sciacallaggio", parola che, in questi giorni, è stata sulla bocca di molti; lo ha spiegato Fini: "L'unica cosa stonata in questa tragedia è una trasmissione televisiva, sapete benissimo quale. Quella trasmissione è stata semplicemente indecente. Non si può speculare sulla tragedia come qualcuno ha fatto per trarre vantaggio per la sua audience". Il riferimento, naturalmente, è ad Annozero, in particolare alla puntata andata in onda giovedì 9 aprile: è bene precisarlo perché, in linea teorica, qualche malizioso potrebbe anche pensare che il Presidente della Camera si riferisse a “Porta a Porta”, andato in onda in seconda serata per quasi una settimana intera dall’inizio del terremoto. Ma quello, evidentemente, per Fini non è sciacallaggio.
Ultimo aggiornamento (Sabato 16 Maggio 2009 14:26)
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