Sono trascorsi alcuni mesi dall’autunno che ha visto sorgere ed inabissarsi l’Onda, sufficienti, forse, a poter osservare alcuni fenomeni, in particolare mediatici, che hanno avuto una rilevanza probabilmente determinante nell’accaduto.
Interlocutrice della classe politica è l’opinione pubblica, il consenso della quale è ossigeno della democrazia. L’opinione pubblica – chiariamo – è quell’insetto volubile che vive in sintonia con le emissioni del tubo catodico, nidifica sulle poltrone prossime alla televisione, si nutre di carta di giornale e di altre scartoffie obiettivamente poco digeribili. Timido e spaurito, generalmente sonnecchia in pantofole.
Senza un efficace rapporto di connivenza con l’opinione pubblica, la classe politica non avrebbe nessuna possibilità d’azione e nessun futuro, poiché verrebbe meno la legittimità, rappresentata dall’elezione popolare (in assenza di Dio, è necessario spolverare il popolo); l’elezione popolare è per le moderne democrazie qualcosa di simile alla corona per l’impero. Assodato che la democrazia è il costume del tempo, nessuna classe politica potrebbe governare senza il beneplacito delle urne.
In difetto di un criterio oggettivo di verità, o almeno aspirante tale, la democrazia ha sostituito la verità con “ciò che i più credono”, la moderna democrazia con “ciò che si dice – dicono – sia vero”. I meccanismi di disciplinamento intellettuale sono diventati più efficaci.
Acquisita la consapevolezza della necessità del controllo sull’opinione pubblica, si possono osservare nell’ambito della reazione al movimento anti-133, alcuni meccanismi di distorsione mediatica, finalizzati alla manipolazione. Prendo in considerazione solo la conferenza stampa Berlusconi – Gelmini del 13 11 08.Investire sui giovani è un buon proposito, ma non si può fare bloccando il Turn-over.Dire che non ci saranno tagli è almeno sconveniente, poiché il testo del decreto è noto.Insegnare l’italiano ai bambini stranieri è sicuramente una necessità, ma purtroppo non impareranno l’italiano in classi dove nessuno lo parla.
Affermazioni assurde e sconvenienti, se confrontate con il testo del decreto, si comprendono solo in relazione all’obiettivo mediatico cui sono finalizzate. L’esistenza di un fatto, in un regime mediatico, prescinde da un criterio empirico: un qualcosa esiste sulla base della sua formulazione verbale. In virtù di questo fenomeno, il ministro, decreto escluso, può dire di voler investire sui giovani (bloccando il Turn – Over), senza incorrere in nessun problema di logica elementare.
Per lo stesso principio, in Italia spudorate menzogne possono essere pronunciate senza correre il rischio di essere smentiti. I meccanismi di questo processo sono illustrati brillantemente da Silvio Berlusconi nella stessa conferenza; cito testualmente:
“Nel tentativo di rendere credibile il proprio attacco la sinistra […] non ha esitato a far uso di messaggi che sono assolutamente falsi, […] alcuni di questi messaggi a furia di essere ripetuti sono passati come verosimili su una certa parte dell’opinione pubblica…”
Ultimo aggiornamento (Sabato 16 Maggio 2009 10:47)
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