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L'Onda e l'apnea dell'informazione

PostDateIcon Giovedì 30 Aprile 2009 13:15 | PDF Stampa E-mail

Sono trascorsi alcuni mesi dall’autunno che ha visto sorgere ed inabissarsi l’Onda, sufficienti, forse, a poter osservare alcuni fenomeni, in particolare mediatici, che hanno avuto una rilevanza probabilmente determinante nell’accaduto. 

 

Le reazione mediatica al movimento di protesta che ha investito il mondo della scuola, in simultanea con l’approvazione della ben nota 133, hanno un qualcosa di esemplare: rivelano il meccanismo di una prassi consolidata nella gestione e manipolazione delle informazioni, nell’impiego strumentale dei Media. Discutere circa la funzione dei canali d’informazione nell’ambito dello Stato Moderno è impresa esclusiva degli specialisti, per la continua geminazione delle implicazioni che un ambito così complesso comporta. Sarà a noi sufficiente rievocare alcuni momenti di quel circo mediatico che ha seguito, come la coda fa con la cometa, il movimento studentesco, così da trarne conclusione necessariamente provvisorie e affrettate. L’ipotesi che senza impiego strumentale dei canali d’informazione le moderne democrazie rimarrebbero tali, ovvero moderne e democratiche, sembra almeno infondata, poiché verrebbero meno le condizioni necessarie alla formazione di un condiviso consenso, verrebbero meno gli strumenti che permettono ad un determinato gruppo sociale di realizzarsi classe politica e ceto dirigente; in ultimo, non meno destabilizzante sarebbe, in un contesto di reale pluralismo nell’informazione, la fuga dei voti verso frange secondarie e minoritarie non immediatamente risolvibili nel sistema politico corrente; processo comunque esistente ed arginato, nelle moderne democrazie, dal sistema elettorale. 

Interlocutrice della classe politica è l’opinione pubblica, il consenso della quale è ossigeno della democrazia. L’opinione pubblica – chiariamo – è quell’insetto volubile che vive in sintonia con le emissioni del tubo catodico, nidifica sulle poltrone prossime alla televisione, si nutre di carta di giornale e di altre scartoffie obiettivamente poco digeribili. Timido e spaurito, generalmente sonnecchia in pantofole. 

Senza un efficace rapporto di connivenza con l’opinione pubblica, la classe politica non avrebbe nessuna possibilità d’azione e nessun futuro, poiché verrebbe meno la legittimità, rappresentata dall’elezione popolare (in assenza di Dio, è necessario spolverare il popolo); l’elezione popolare è per le moderne democrazie qualcosa di simile alla corona per l’impero. Assodato che la democrazia è il costume del tempo, nessuna classe politica potrebbe governare senza il beneplacito delle urne. 

In difetto di un criterio oggettivo di verità, o almeno aspirante tale, la democrazia ha sostituito la verità con “ciò che i più credono”, la moderna democrazia con “ciò che si dice – dicono – sia vero”. I meccanismi di disciplinamento intellettuale sono diventati più efficaci. 

Acquisita la consapevolezza della necessità del controllo sull’opinione pubblica, si possono osservare nell’ambito della reazione al movimento anti-133, alcuni meccanismi di distorsione mediatica, finalizzati alla manipolazione. Prendo in considerazione solo la conferenza stampa Berlusconi – Gelmini del 13 11 08.Investire sui giovani è un buon proposito, ma non si può fare bloccando il Turn-over.Dire che non ci saranno tagli è almeno sconveniente, poiché il testo del decreto è noto.Insegnare l’italiano ai bambini stranieri è sicuramente una necessità, ma purtroppo non impareranno l’italiano in classi dove nessuno lo parla. 

Affermazioni assurde e sconvenienti, se confrontate con il testo del decreto, si comprendono solo in relazione all’obiettivo mediatico cui  sono finalizzate. L’esistenza di un fatto, in un regime mediatico, prescinde da un criterio empirico: un qualcosa esiste sulla base della sua formulazione verbale. In virtù di questo fenomeno, il ministro, decreto escluso, può dire di voler investire sui giovani (bloccando il Turn – Over), senza incorrere in nessun problema di logica elementare. 

Per lo stesso principio, in Italia spudorate menzogne possono essere pronunciate senza correre il rischio di essere smentiti. I meccanismi di questo processo sono illustrati brillantemente da Silvio Berlusconi nella stessa conferenza; cito testualmente: 

“Nel tentativo di rendere credibile il proprio attacco la sinistra […] non ha esitato a far uso di messaggi che sono assolutamente falsi, […] alcuni di questi messaggi a furia di essere ripetuti sono passati come verosimili su una certa parte dell’opinione pubblica…”

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Ultimo aggiornamento (Sabato 16 Maggio 2009 10:47)

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