Nella settimana prima delle elezioni di Ateneo abbiamo assistito ad alcune scaramucce nel chiostro della facoltà di Lettere e filosofia di Firenze tra un piccolo gruppo di studenti e alcuni membri della lista Azione Universitaria. Senza scendere nel particolare dei fatti accaduti riteniamo importante segnalare la totale assenza di strategia politica da parte di quegli studenti che in nome dell’antifascismo hanno cercato di impedire la campagna elettorale della lista facente capo ad Azione Giovani.
In questi mesi la propaganda del governo punta chiaramente a criminalizzare alcune fasce deboli della società italiana. Gli immigrati sono stati resi colpevoli del reato di immigrazione clandestina, e insieme i persistenti e aggressivi attacchi con cui il governo e il Parlamento hanno scaricato su di essi l’attenzione dell’opinione pubblica, hanno assolto all’intento di distoglierla da più gravi problemi che la crisi internazionale e italiana in particolare ha portato. In questo clima, gli studenti, soggetto altrettanto debole, rischiano l’appesantirsi dell’ostilità non solo mediatica - le dichiarazioni del ministro Brunetta unite alle richieste da parte dei deputati del PdL al ministro degli Interni di più decise misure di controllo e repressione parlano chiaro.
La debolezza degli studenti consiste di vari fattori: essi, per come è strutturato il mondo universitario, non sono riconosciuti, in occasione di cambiamenti, come interlocutori né dalle accademie né dal governo; non hanno raggiunto, nelle passate mobilitazioni, quel peso politico necessario per ottenere un riconoscimento di fatto; l’opinione pubblica ha un atteggiamento di disinteresse verso il mondo universitario e questo, d’altro canto, sembra non riuscire ad aprirsi alla società.
In questa situazione è evidente che certe azioni sono del tutto nocive: cedere, come è successo nel caso del cortile di Lettere, allo scontro che rasenta la violenza è offrire spunti per facili reazioni e repressioni.
Sebbene la nobiltà del valore antifascista sia indiscutibile e fondamentale, è evidente che l’opposizione “antifascista” contro una lista universitaria riconosciuta istituzionalmente ha poco a che fare con le rivendicazioni di questo autunno e le necessità espresse dal movimento.
Ciò che manca a nostro parere è un qualche progetto. Una mobilitazione che nasce e prende a coordinarsi come è avvenuto questo autunno ha bisogno di una strategia ben più definita di quanto finora sia riuscita a mettere in atto. Ha bisogno di stabilire un obiettivo, di definire la controparte e i modi per raggiungere ciò che si prefigge.
Il malcontento ma soprattutto la voglia di partecipazione delle prime assemblee non è stato tradotto in un disegno più vasto di una confusa occupazione che ha disperso quell’aggregazione che nelle riunioni delle settimane precedenti stava maturando. Il lavoro iniziato con le discussioni dell’assemblea permanente è stato stroncato nei ritmi serrati ed estenuanti dell’occupazione continua di un’ala della facoltà. In tutto ciò non c’è stato che disorganizzazione: la controparte era chiara, ma non si sono stabiliti né obiettivi né modi che non fossero le ovvie adesioni a manifestazioni locali e nazionali.
C’è stata confusione e mancanza di chiarezza durante l’occupazione e c’è tuttora: gli scontri in nome dell’antifascismo ne sono la conferma. Il loro obiettivo non è se non pretestuoso; la controparte è quasi fantasiosa. La cultura del fascismo violento che rivive in episodi come la distruzione del centro sociale alle Piagge o molti altri accaduti negli ultimi tempi sono fatti criminosi che non si scongiurano attaccando fisicamente chi distribuisce volantini per una campagna elettorale universitaria, ma si sconfiggono sul piano delle idee e di una cultura fatta di civiltà (bisogna saper distinguere fra la cultura politica di destra e comportamenti criminosi). La violenza, quando è inutile, è più che mai dannosa.
Utile sarebbe stato e lo sarebbe tuttora concentrarsi sui veri obiettivi della mobilitazione studentesca, perché questa abbia un’identità che rispecchi le necessità degli studenti e che cerchi di essere un soggetto stabile, capace di far valere le sue istanze.Capire qual è l’università di cui abbiamo bisogno non è una fatica che può svolgersi esclusivamente nel momento degli attacchi sofferti, ma un lavoro costante. Questo articolo è un invito ad aprire la discussione su questi temi. Andrea Beccattini, Francesco Giura e Maria Aimé Villano
Ultimo aggiornamento (Domenica 24 Maggio 2009 11:39)
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