G8 University Summit
Il 17, 18 e 19 maggio a Torino, nel castello del Valentino, si svolgerà il G8 University Summit, a cui parteciperanno i rettori ed i presidenti degli atenei degli stati membri del G8, insieme a quelli di molti altri paesi del mondo.
L’incontro, promosso dalla CRUI, si propone come interlocutore diretto dei capi di governo e di stato che si riunirà all'Aquila quest’estate ed ha l’obiettivo di consigliare i “grandi del mondo” sui problemi dell’umanità e del pianeta, confidando sul presunto carattere “neutrale e oggettivo” del sapere prodotto dalle università.
Come studenti e studentesse dell'Onda anomala di Torino stiamo organizzando, in concerto ad altre realtà cittadine, tre giorni di mobilitazione, in contemporanea al vertice, che culmineranno nella giornata di martedì 19 con un'assemblea nazionale dell'Onda durante la mattinata e un corteo nazionale che percorrerà le strade di Torino nel pomeriggio.
In allegato troverete l'appello scritto con le altre realtà cittadine a cui vi chiediamo di aderire, un documento più ampio che illustra il nostro punto di vista critico rispetto all'evento e dei loghi che abbiamo appositamente creato. In particolare, invitiamo a inserire, anche in piccolo, in ogni documento da voi prodotto, il logo "io ci sarò" (come già stanno facendo a Torino tutte le realtà coivolte) così da sensibilizzare il più possibile in ogni città a questa mobilitazione.
Questo il programma per la tre giorni:
Domenica 17
h 21 Dibattito su beni comuni e movimenti a difesa dei territori con esponenti del movimento NO TAV, NO DAL MOLIN, movimento contro il nucleare, movimento contro le discariche.
Lunedì 18
mattino: azioni block g8
h 17.00 Dibattito "trasformazione e crisi dell'università globale: le nuove lotte del lavoro cognitivo" a cura del collettivo edu factory
h 19.30 Aperitivo e presentazione del libro " La produzione del sapere vivo" di Gigi Roggero
h 21.30 Lotte studentesche europee a confronto con delegazioni da Francia, Grecia, Spagna e Germania
Martedì 19
h 11 Assemblea nazionale dell'Onda
h 15 Manifestazione nazionale - concentramento a Palazzo Nuovo, sede delle Facoltà Umanistiche
Invitiamo tutt* a dare a propria adesione all'appello e a partecipare alla mobilitazione!
19 maggio 2009... TUTTI E TUTTE A TORINO!!!
Rete Contro il G8 - Torino
Per adesioni e/o informazioni scrivere a
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cell. 3497725794 (Dana) 3490647950 (Jacopo) 3469513328 (Isabella)
Per info consulta anche ondanog8.blogspot.com
Contro l’insostenibile G8 dell’università
Tra il 17 ed il 19 maggio di quest’anno si terrà a Torino, promosso dalla CRUI, il G8 UniversitySummit, a cui parteciperanno i rettori ed i presidenti degli atenei degli stati membri dell’istituzionesuddetta, insieme a quelli di molti altri paesi, dall’Arabia Saudita al Vaticano, dalla Cina alSudafrica; è la seconda volta che un’iniziativa del genere viene organizzata, dopo l’esordio aSapporo, nell’estate dello scorso anno.L’incontro si propone come interlocutore diretto del G8 dei capi di governo e di stato che si riuniràin Sardegna, quest’estate, e si è dato l’obiettivo, sulla base del carattere fondamentalmente “neutraland objective” che caratterizzerebbe l’istituzione universitaria e il sapere che produce e trasmette, diconsigliare i “grandi del mondo” sui problemi dell’umanità e del pianeta.Riteniamo inaccettabili le modalità di organizzazione dell’iniziativa, la funzione che si arrogano irettori, la concezione dei rapporti tra mondo accademico e le dinamiche sociali ed il potere politicoed economico che viene proposta, sia in forma esplicita che implicita, e, ovviamente, l’interlocutorescelto. Questi, il G8, ha rappresentato, nel corso dei decenni uno dei pilastri dell’ordine neoliberista,oggi in crisi, grazie alle risorse ed al potere concentrati nei paesi membri ed alla sua capacità diessere parte di una articolata trama di relazioni con altri organismi sovranazionali, che operavaattraverso una continua concertazione, più che con decisioni puntuali e specifiche, ma contribuendoin questo modo a sovradeterminare il sistema delle relazioni internazionali ed il complesso dellepolitiche economiche e sociali. Oggi l’istituzione vede il suo declino, già in atto da anni,accelerarsi nella crisi globale; la pretesa dei rettori di correre a rilegittimarlo è da contrastare senzaesitazioni, oltre ad avere un carattere perfino paradossale. Naturalmente è altrettanto inaccettabileche nel farlo essi si ripropongano come rappresentanti dell’intero mondo dell’università; aprescindere dall’importanza che si può attribuire all’iniziativa specifica, ravvisiamo in questoun’ulteriore conferma del processo in atto di concentrazione e verticalizzazione degli organi e deglistrumenti decisionali in atto nel sistema accademico e che, per quanto riguarda l’Italia, trova ampioriscontro nel recente documento della CRUI sulla “governance” .
I rettori ridipingono di verde il G8
Probabilmente ci sentiremo obiettare che il tema scelto dal summit non permette unacontrapposizione netta: sulla base dei risultati del precedente G8 dei rettori, del luglio2008,(www.g8u-summit.jp), i lavori saranno dedicati alla sostenibilità globale, sociale e umana oper citare il rettore del Politecnico di Torino, Profumo, uno dei più attivi promotori dell’evento, alle“5E” (Energy, Economy, Ethics, Environment and Education).Noi siamo convinti, al contrario, che proprio la totale mancanza di credibilità di questi soggetti difronte a questioni come la devastazione ambientale e le diseguaglianze su scala mondiale rafforziin realtà le ragioni della protesta. Se il G8 è, semmai, uno dei principali responsabili di quello a cuisi dichiara di voler porre rimedio, dall’altro, anche gli organi di direzione degli atenei (sia pure inmodi diversi), hanno condiviso responsabilità su più livelli nei dispositivi della “globalizzazioneneoliberista”, contribuendo alla rimessa in discussione del carattere di “bene comune” dei processidi produzione e trasmissione dei saperi, nell’accettazione dei meccanismi e nell’impiego deglistrumenti della finanziarizzazione, nella promozione di modi di produzione e d’uso dei saperi inaperto contrasto con le sensibilità a cui si rimanda, quando si discute di “sostenibilità”. Vienespontaneo pensare alle istituzioni accademiche statunitensi che hanno convissuto con unagigantesca espansione del debito degli studenti e successivamente dei lavoratori laureati, costretti aricorrere al sistema dei prestiti per poter sostenere gli studi, con la creazione, tra l’altro, di una verae propria bolla finanziaria a rischio di esplosione; ai rapporti che esse hanno instaurato con ilsistema delle imprese, particolarmente condizionanti, per quanto riguarda la destinazione deiprodotti della conoscenza e la loro accessibilità; e, ancora, non si può non citare l’invito dell’AAU(Association of American Universities), che raccoglie la maggior parte delle istituzioniaccademiche nordamericane, al presidente Obama, affinché continui a sostenere la MinervaInitiative, per la militarizzazione delle scienze umane e sociali e rafforzi la cooperazione tra ilPentagono ed il Dipartimento dell’Energia (Policy Recommendations for President-Elect Obama).Ma si tratta solo di alcuni esempi, perché l’elenco potrebbe essere molto più lungo.
L’università insostenibile
All ‘immagine dell’università che verrà proposta nel summit torinese, noi intendiamo contrapporrela descrizione e l’analisi della sua condizione reale, delle contraddizioni che la caratterizzano, delledinamiche in essa operanti.Intanto partiamo da una constatazione, l’università è in crisi. Crisi che si intreccia con quellaglobale e di questo troviamo un riscontro nel convergere, a partire da quest’autunno, in Italia, inGrecia ed in Francia (ma a veder meglio, non solo in questi paesi) dei movimenti contro le riformeuniversitarie e le politiche sulla formazione e la ricerca con le lotte contro gli effetti della crisieconomica.Il disagio profondo dell’università ha certo una prima, evidente ragione nei tagli dei fondi pubblici,operanti ormai da anni, ma, intanto, bisogna leggere nella politica delle risorse non solo gli effettidi più generali strategie del bilancio statale, ma anche lo strumento con cui imporre e accelerare letrasformazioni più complessive che hanno investito il mondo accademico. Qui ci troviamo di fronteal problema di dover parlare di processi che non riguardano solo l’Italia e che evidentemente, neidiversi contesti nazionali, hanno conosciuto modulazioni diverse, eppure tratti comuni ci sono.L’università sta mutando i propri principi costitutivi, i propri sistemi di finanziamento,l’organizzazione del lavoro della didattica e della ricerca, le “missioni” che si attribuisce, ilsignificato che attribuisce alla formazione. Da un’istituzione che si organizzava su base soprattuttonazionale e trovava le ragioni della propria legittimazione al proprio interno, si sta passando ad unsistema dove gli attori sono i singoli atenei, strutture suscettibili di riconfigurazioni continue, inrapporto con l’ambiente esterno, che amministrano la penuria delle risorse adottando logicheorganizzative aziendalistiche. La ricerca è indotta sempre più a mediarsi con il sistema delleimprese ed il mercato, la formazione si legittima come prestazione da acquistare e non comeservizio pubblico.Ne deriva nel complesso un sistema instabile, che si scopre esposto a nuove fragilità, che imponecosti sempre più pesanti a chi studia e a chi lavora al suo interno, in una parola: “insostenibile”.Noi tuttavia vogliamo leggere questi processi da un determinato punto di vista, ovvero comel’esito, ancora aperto, di uno scontro sulle nuove qualità produttive dei saperi, sulle forme dicontrollo, di sfruttamento dei soggetti che li producono, li mettono in opera, li trasformano. Dueaspetti ci sembrano particolarmente importanti, l’impoverimento, il livellamento verso il basso deisaperi trasmessi, l’ affermarsi di un’università della precarietà, sia nel senso che si basa su rapportidi lavoro (non solo di tipo contrattuale) caratterizzati da crescente instabilità, incertezza. sia nelsenso che ad un futuro di precari prepara i suoi studenti.Una particolare attenzione deve essere posta, soprattutto di fronte a iniziative come il G8 UniversitySummit, alla questione dell’internazionalizzazione-globalizzazione dell’università, sempre piùpresente nei documenti delle istituzioni accademiche , degli organismi sovranazionali ma non facileda restituire nella sua complessità, poiché chiama in causa più livelli: le forme di regolazione e diindirizzo a livello sovranazionale o forme di “regionalizzazione”, come la creazione dello spazioeuropeo della ricerca e dell’insegnamento superiore. Ma anche le iniziative degli atenei, quali lacrescita del numero di sedi aperte all’estero, l’avvio di joint-venture con altre università estere. Siesaurisce nei fatti il modello classico della cooperazione tra scienziati, che non conosce frontiere, siaffermano modelli di crescente competizione per attrarre investimenti, studenti, ricercatori. Ilsingolo ateneo si pone come infrastruttura operante tra il mercato mondiale e il bacinodell’intelligenza sociale metropolitana. Nello spazio globale vengono instaurate nuove forme delcomando, di controllo sul flusso delle conoscenze e la mobilità degli studenti e di chi lavora con isaperi, si impongono nuove gerarchie e differenziazioni ( si pensi all’ossessione per le graduatorieinternazionali).
The need to restructure scientific knowledge
Nella discussione che si è tenuta Sapporo, lo scorso anno, e nella dichiarazione finale prodotta(Sapporo Sustainability Declaration), uno spazio significativo è stato dato all’esigenza, di frontealle sfide della sostenibilità, di riorganizzare il sapere e la sua trasmissione, superando i limiti deglispecialismi e sviluppando l’interdisciplinarietà; una delle proposte è l’organizzazione di “networkof networks”, si afferma cioè che già da tempo la ricerca scientifica si organizza su scala globalesotto la forma delle reti e si tratta, ora, di coordinare le reti, non solo, però, ai finidell’accrescimento delle conoscenze, ma con l’obiettivo di sviluppare, attraverso la cooperazionecon partner pubblici e privati, innovazioni nelle politiche pubbliche in materia di svilupposostenibile. Queste questioni saranno anche al centro del summit torinese e del resto, si inserisconoin una più generale crescita di attenzione da parte degli organismi sovranazionali per quella che èchiamata “Education for Sustanaible Development”.Occorre subito osservare che però l’esigenza affermata di ristrutturare saperi e formazione non siaccompagna a nessun ripensamento sul processo di trasformazione dell’università e in particolaresulla sua internazionalizzazione, così come abbiamo tentato di ricostruirla prima, anzi, le propostedi merito adottano linguaggi, logiche e modalità operative di quei medesimi processi ( si pensi allariduzione alla figura di “stakeholder”, portatore di interessi, dei soggetti che entrano in contatto congli atenei, presa dalla letteratura manageriale).Noi partiamo, invece, dall’assunzione che gli specialismi ed il sacrificio della conoscenza checomportano, sono il prodotto di un attacco alla ricchezza ed alla varietà delle capacità dei soggetti enon l’esito imprevisto e indesiderato dello sviluppo autonomo delle discipline scientifiche, che larimessa in discussione di questa situazione passa attraverso lo scontro per riprendersele quellecapacità; più in generale il superamento della frammentazione dei saperi non può che imporsiattraverso il conflitto su di essi, sulle forme con cui vengono gerarchizzati, mercificati, privatizzati(si tratta del resto di quelle questioni che l’Onda ha sollevato, quando ha definito la prospettivadell’autoformazione e dell’autoriforma).Nella preparazione di quest’appello è emersa l’esigenza di approfondire le questioni legate allo“sviluppo sostenibile” e di costruire una critica non solo legata allo specifico universitario;riteniamo comunque, che si debba partire non tanto dalla discussione sul concetto in sé, ormaidiventato un termine contenitore, utile per gli scopi più diversi, ma dai processi reali, dalle scelteoperative a cui rinvia.Innanzitutto bisogna ricordare che nell’impostazione degli organismi sovranazionali e degli stati piùsviluppati economicamente, serve per garantire ed estendere il regime della proprietà e del profittosulle risorse naturali, per permettere lo sviluppo di nuove merci e di nuovi settori ( si pensi allaquestione delle energie rinnovabili). Inoltre, le politiche ispirate da quel concetto si integrano dentroprocessi più generali di flessibilizzazione del potere e dell’amministrazione, che permettono lacostituzione di nuovi dispositivi del controllo, in grado di coprire meglio, in modo più esteso ecapillare, il terreno della riproduzione sociale, di mettere a valore ambienti considerati nellacomplessità delle loro interazioni.Continuiamo pensare che anche la lotta contro le devastazioni ambientali ( e non, solo perché lestrategie della sostenibilità, come si è visto, non riguardano solo le risorse naturali) debba passareper la rimessa in discussione delle rigidità politiche, economiche e sociali che l’ordine neoliberistaha costruito e che il “sistema della crisi” oggi in fase di costituzione tenta di aggiornare.
L’agenda dell’onda
Contro il vertice di maggio intendiamo lavorare ad una serie articolata di iniziative di lotta e didibattito; abbiamo l’esigenza di approfondire la critica dei processi di trasformazione che investonol’università, sviluppando anche elementi d’inchiesta che si pongano sul crinale tra resistenza esfruttamento, e ,nel contempo, sentiamo la necessità di mantenere l’attenzione su quello che staaccadendo, l’evoluzione della crisi, gli interventi del governo, che approfitta di questo contesto perapprofondire la destrutturazione delle condizioni di vita, lavoro, socialità, che attacca con sempremaggiore vigore gli spazi di agibilità politica e sociale.È estremamente importante costruire le condizioni, fin da subito, per una manifestazione nazionale,il 19 maggio a Torino, con una netta caratterizzazione di contrapposizione al summit.È altrettanto imprescindibile organizzare in quel medesimo periodo un momento di confronto conaltre realtà e esperienze internazionali che si sono mosse sul terreno del rapporto tra crisi globale ecrisi dell’universitàBisognerà, inoltre, continuare nella costruzione di alleanze sociali e nell’interlocuzione con gli altrisoggetti che si stanno muovendo contro la crisi, per la costruzione di elementi di piattaforma suitemi, che riteniamo unificanti, del welfare e della riproduzione sociale; sarà inevitabile, inoltre,dato il tema al centro del vertice, costruire rapporti più approfonditi con i movimenti che si sonomossi nei territori per i “beni comuni”( No Tav, No Dal Molin, contro la privatizzazione dellerisorse idriche, eccetera) e che hanno posto, a partire dal loro specifico, esigenze non mediabili edhanno dimostrato di saper affrontare i tentativi di reprimere i conflitti o, in alternativa, disubordinarli dentro un quadro consensuale tipico delle retoriche sullo “sviluppo sostenibile” (oquantomeno, molto simile ad esso).




ieri, in tarda serata, con il solo coinvolgimento di 3 baroni, di
chiudere d'imperio la struttura universitaria di Palazzo Nuovo
adducendo fantasmagorici allarmi-sicurezza e motivi di ordine
pubblico. Con un'arroganza che non ha precedenti la normale vita
dell'università è stata sconvolta dalla disposizione di un novello
quadrunvirato che ha deciso la chiusura - fino al prossimo mercoledì -
della principale sede universitaria cittadina, già preparata dagli
studenti dell'Onda come sede operativa della 3 giorni di discussione,
dibattiti e mobilitazione contro l'insostenibile G8 dell'università.
Non si capisce perché un movimento che nell'autunno ha occupato per
mesi, pacificamente, Palazzo Nuovo, dovrebbe costituire oggi un
problema di "sicurezza " e "ordine pubblico". Crediamo invece che
dietro la scelta di questi feudatari abituati a concepire l'università
come un proprio esclusivo dominio ci sia invece la scelta politica di
ostacolare lo svolgimento di una 3 giorni che si annuncia ricca di
partecipazione confronto e sviluppo di un ragionamento a tutto tondo
su cosa sia l'università oggi e su come invece potrebbe definirsi nel
futuro, in accordo coi nostri bisogni e desideri.
Paradossale che ad arrecare fastidio sia stata invece questa decisione
arbitraria e profondamente anti-democratica del rettore. Non è stato
un bello spettacolo vedere questa mattina centinaia di studenti e
docenti ignari, sotto una pioggia battente, trattati come nullità cui
non è stata neanche comunicata la decisione. Un bell'esempio di quale
considerazione abbiano i vertici dell'Accademia per i loro
"sottoposti".
Un rettore che ha sempre sbandierato ai quattro venti la volontà di
garantire spazi e possibilità di espressione democratica dentro
l'ateneo, si rende così responsabile di un gravissimo ed irricevibile
provvedimento liberticida e di chiusura di spazi che abbiamo sempre
vissuto ed attraversato come aperti, liberi e plurali di discussione,
confronto e cooperazione collettiva.
L'Onda ha però scelto di non accettare né divieti né imposizioni. Fin
dal mattino abbiamo espresso tutta la nostra indignazione ed il nostro
dissenso assieme a quei lavoratori che ieri si son visti recapitare
un'inspiegabile mail di convocazione per "svolgere altrimenti le
proprie mansioni lavorative".
Da Palazzo nuovo ci siamo dunque recati in Rettorato per chiedere
spiegazioni su una decisione così dura e gravida di conseguenze.
Dapprima siamo rimasti arbitrariamente divisi dalle forze dell'ordine
- chi dentro chi fuori il rettorato. All'esterno abbiamo quindi
riattivato una pratica che tanto ci aveva contraddistinto nei mesi
autunnali, bloccando per oltre un'ora e mezza via Po. Il Rettore ha
quindi promesso un incontro - mai avvenuto- di ridiscussione sulle
scelte prese. Scavalcando ancora una volta tutto e tutti ha quindi
comunicato a mezzo stampa la sua decisione irrevocabile di chiusura ed
indisponibilità verso gli studenti ed i lavoratori che l'Università la
fanno vivere.
La risposta dell'Onda non si è fatta attendere, mettendo in pratica
l'esempio mostratoci in questi mesi dalle lotte degli operai francesi:
"Il rettore chiude l'Università, gli studenti sequestrano il rettore".
Questa scritta è stata la firma lasciata dall'Onda sull'ufficio del
rettorato dopo averlo incatenato e barricato. Abbiamo quindi deciso di
riprenderci quello che ci è stato tolto occupando la Palazzina Aldo
Moro (vicina a Palazzo Nuovo) che da questo momento abbiamo
ribattezzato "Block G8 Building".
Gli studenti dell'onda si sono mobilitati per garantire gli eventi in
programma, riallestendo il BG8B e garantendo gli spazi per il concerto
degli "Assalti Frontali" di questa sera alle ore 22.00, il dormitorio,
un'aula per lo svolgimento delle conferenze ed un media center.
Confermando, quindi, anche gli arrivi degli studenti italiani ed
europei previsti per i prossimi giorni.
La notizia non si è fatta attendere e, come dall'arco scocca, è volata
di bocca in bocca: gli studenti dell'onda di Roma hanno occupato con
un blitz la sede del Crui per chiedere conto al suo Presidente dei
fatti gravissimi accaduti questa mattina qui a Torino.
Da domani e fino a martedì saremo più che mai presenti e attivi in
questa città, attraversando gli spazi e i tempi di un evento che non
ci appartiene e che, come dimostrano questi fatti, è pensato, voluto e
organizzato contro di noi. Saremo al mattino a finaco dei lavoratori
Fiom in mobilitazione ed il pomeriggio al gay Pride regionale.
Soprattutto, non perderemo occasione per contestare e bloccare il
vlostro insostenibile G8 dell'università.
L'Onda non si può arginare! L'Onda non vi sostiene, vi travolge!
Rete contro il G8_Onda Anomala Torino