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E la riforma fu: il caso dell'America Latina

PostDateIcon Venerdì 19 Giugno 2009 21:02 | Author: Maria Aime Villano | PDF Stampa E-mail

  “Per me la Riforma era la lotta contro le combriccole accademiche che si erano impossessate dell’Università, la lotta per la modernizzazione dell’insegnamento, la lotta contro i professori fossili e per la docenza libera, la lotta per l’estensione universitaria, per fare che le sue aule fossero accessibili al popolo, che doveva essere richiamato senza aspettare che si avvicinasse da solo, la lotta contro ciò che era vecchio, caduco, estatico e accademico.” 

(Liborio Justo, Prontuario, 1938)

 

 

Il movimento di riforma universitaria in America Latina (1918 – 1930)                  

Sono passati sei mesi dalla mobilitazione dell’Onda contro i tagli imposti all’Università italiana. I nostri atenei cominciano a risentire la mancanza di fondi, e vengono prese delle decisioni a dir poco ridicole per coprire i buchi di bilancio: quanti soldi in più può fruttare, per esempio, la chiusura del sabato dell’Ateneo come è capitato a Firenze? Chiudere l’università un giorno o eliminare i lettorati non è risparmiare, proprio perché risparmiare significa ridurre le cose superflue e non ridurre le cose necessarie.

 

In questa situazione è doveroso non solo lottare contro i colpi a cui veniamo sottoposti quotidianamente, causati da decisioni che gli studenti non hanno preso, ma anche e soprattutto che noi studenti proponiamo un modello democratico di educazione universitaria.

Riformare l’università è un compito arduo che richiede l’utilizzo di tutte le risorse possibili, tra cui anche il confronto con altre esperienze.  

Anche se la storia non si ripete, perché la vita ci mette sempre davanti a nuove situazioni che aggiungono sempre nuove caratteristiche all’enorme cumulo di fenomeni e processi sociali, lo studio di altre realtà è utile, pur sapendo che non possono essere utilizzate come un manuale di istruzioni. Arrivare a una sintesi, a una conclusione è ciò che ci permetterà di costruire un’università adatta alle nostre necessità.

Per questo, a distanza di novant’un anni e di tante migliaia di chilometri trovo che il movimento riformista del ’18 in America Latina sia di particolare interesse per noi nonostante tutte le differenze storiche e culturali che ci separano da quell'esperienza.

Non è facile riassumere i dibattiti studenteschi di quegli anni né le cause storiche che stanno alla loro base.  Provo, in ogni modo, a fare una breve introduzione storica e a elencare una serie di temi ricorrenti all’interno dei loro dibattiti, premettendo che ciascuno meriterebbe un’approfondita trattazione.

  

L’antefatto:

 

Il Movimento Riformista, come verrà chiamato in seguito, è la reazione al sistema universitario latinoamericano di impronta  gesuitica, di ascendenza medioevale. L’accesso all’università era prerogativa, fino ai primi anni del XX secolo, dei ceti possedenti, che proprio negli anni Dieci dovettero iniziare a fare spazio alla piccola borghesia in ascesa. Quest’ultima aveva fatto il primo grande passo che andava a infrangere l’egemonia oligarchica, con l’introduzione nel 1912 della legge Sáenz Peña che stabiliva il suffragio universale e segreto.

Il movimento riformista ha invece inizio nel 1918. Erano passati otto anni dalla rivoluzione messicana e uno dalla rivoluzione sovietica. Gli studenti dell’università di Córdoba (Argentina) stabilirono uno sciopero che sarebbe durato più di quattro mesi. La notizia dilagò rapidamente oltre i confini argentini: fino al 1930 le università di America Latina, dall’Argentina al Messico, furono coinvolte in un importante processo di riflessione riguardo alla struttura e i contenuti universitari.   

In quegli anni gli studenti universitari latinoamericani si ritrovavano continuamente in congressi tenutisi in molte capitali: Bogotà, La Paz, Buenos Aires.  Gli incontri e la sincera volontà di riflessione fecero sì che le rivendicazioni si intensificassero.  In Argentina viene fondata la FUA (Federazione Universitaria Argentina, tuttora esistente), cioè la federazione che raggruppa tutti i centri e i movimenti studenteschi. Si formarono inoltre, all’interno del movimento, personaggi della taglia di Haya de la Torre, che successivamente fonderà in Perù l’APRA (Alianza Popular Revolucionaria Americana).  

L’esperienza riformista lasciò una traccia tanto indelebile nella storia universitaria argentina, che nessuna dittatura, nemmeno la più cruenta, riuscì a cancellare.

  

I punti fondamentali discussi all’interno del movimento riformista:

  

Inserimento nella società e ruolo dell’università: l’università pubblica deve aiutare a risolvere i problemi della società in cui è inserita. Questo dovrebbe essere il suo compito principale su cui si basano i programmi e la formazione universitaria.

Autonomia delle università: l’università deve essere autonoma e autogovernata, scegliendo le proprie autorità senza interferenze del potere politico, e stabilendo i propri statuti e regolamenti.

Governo tripartito e proporzionale : il potere è condiviso tra studenti, professori e laureati in parti proporzionali e paritarie.

Estensione universitaria: L’estensione ha come compito portare la presenza e le conoscenze universitarie a tutta la società. Un esempio di successo di estensione universitaria è in Argentina il Centro Cultural Ricardo Rojas (www.rojas.uba.ar), un istituto di eccellenza dove professori universitari ed intellettuali tengono brevi corsi a carattere divulgativo rivolti ai cittadini a prezzi a dir poco simbolici.

Accesso attraverso concorsi e periodicità delle cattedre: i posti di professore devono essere riconfermati periodicamente. Nella conferma deve partecipare tutta la comunità universitaria utilizzando lo strumento del governo tripartito.

Libertà di insegnamento: ogni corso deve avere completa libertà di ricerca e di insegnamento e non può essere sorvegliato accademicamente.

Cattedra parallela: necessità di avere molteplici opzioni per gli studenti,  che a loro volta devono poter scegliere tra le diverse opzioni liberamente.

Cattedra libera: diritto di qualsiasi intellettuale, scienziato o artista, con idoneità sufficiente, ad avere una cattedra per diffondere la propria conoscenza. L’organo docente per iniziativa propria o per iniziativa degli studenti propone ai direttivi dell’università l’apertura di corsi che riguardano temi specifici di particolare interesse. Questi insegnamenti, una volta attivati, non fruttano nessun credito formativo ma offrono la possibilità di completare le conoscenze degli studenti e allo stesso tempo di soddisfare le necessità intellettuali specifiche della società. Perciò la cattedra libera è strettamente legata al concetto di estensione universitaria.

Esistono oggi all’Università di Buenos Aires un’infinità di cattedre libere che vanno dalla “Cattedra libera su potere economico e diritti umani”, alla “Cattedra libera di studi arabi” e perfino la “Cattedra libera di politiche alimentari”.

Il fondamento e l’obiettivo di questi tre ultimi principi è garantire che nelle università siano presenti tutte le correnti di pensiero e le tendenze di carattere scientifico e sociale, senza censure né pregiudizi di nessun tipo.

Accesso di massa e gratuito: l’università argentina è tutt’ora completamente gratuita. Rimane il fatto che, perché l’accesso sia veramente di massa, bisogna eliminare le disparità economiche che stanno all’esterno dell’università ma che determinano l’accesso o meno all’istituzione. Per questo motivo molte delle lotte che si tengono periodicamente  riguardano le borse di studio, le mense, il biglietto scontato o gratuito per studenti nei mezzi di trasporto pubblici, le abitazioni per gli studenti fuori sede e il mantenimento dei corsi serali per gli studenti lavoratori.

Rapporto tra docenza e ricerca: i ricercatori che si formano nelle università statali hanno l’obbligo di trasmettere le proprie conclusioni al resto della comunità universitaria e al resto della società tramite la docenza.

Solidarietà latinoamericana e internazionale: ricerca di unità di intenti  e di organizzazione con tutte le università di America latina e del mondo.

Unità operaio-studentesca: L’università deve mettere a disposizione degli operai corsi universitari e brevi lauree specialmente pensate per lavoratori qualificati. E d’altra parte permettere l’assunzione di lavoratori altamente qualificati perché costoro trasmettano le proprie conoscenze agli studenti universitari.

 

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Ultimo aggiornamento (Sabato 26 Dicembre 2009 16:27)

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