Finalmente adesso è tutto chiaro.Finalmente è chiaro il motivo per il quale questo Governo taglierà 921 milioni di euro di qui al 2011 (pari ad una riduzione del 95% del finanziamento ordinario) al Ministero dei Beni Culturali (in un Paese già fanalino di coda in Europa per investimenti in cultura); o perché ne leverà altri 900 all'Università, perché si disinteressa dei precari dell'Ispra eccetera.
Semplicemente, ha un'altra concezione della parola "cultura".
Non deve sorprendere, pertanto, la decisione di inserire Natale a Beverly Hills, ennesimo cine-panettone firmato dall'artista Neri Parenti, nel novero dei cosiddetti film "d'essai", cioè che hanno rilevanza culturale. E che, pertanto, si meritano agevolazioni fiscali e finanziamenti pubblici. Se il film supererà i 20 milioni di euro di incassi (cosa assai probabile) il finanziamento scatterà in automatico.
E' una grande lezione di vita, quella che ci ha impartito il Minsitero. Esso ha voluto farci capire che i rutti, i peti, le parolacce, le donnine nude e le battute degne della quinta elementare vanno considerate cultura in tutto e per tutto, e possono degnamente equipararsi ad un quadro di Picasso, ad una sinfonia di Mozart o un'opera di Shakespeare; alla faccia di quegli snob che hanno redatto il dizionario Devoto-Oli, dove alla voce cultura si legge "Quanto occorre alla formazione dell'individuo sul piano intellettuale e morale ed all'acquisizione della consapevolezza del ruolo che gli compete nella società"; oppure, più comunemente "il patrimonio delle cognizioni acquisite tramite lo studio, ai fini di una specifica preparazione in uno o più campi del sapere".
Certo verrebbe subito da pensar male. Verrebbe da pensare che questa non è che l'ennesima dimostrazione di come Sandro Bondi voglia amministrare il patrimonio culturale italiano con logiche esclusivamente aziendalistiche, investendo solo su ciò che è produttivo (compresi rutti & peti) e tralasciando tutto il resto. Ma sbaglieremmo a pensare ciò; ci siamo forse dimenticati che il nostro buon Ministro ha deciso di commissariare l'area archeologica di Roma, cioè l'area più produttiva di tutte (in campo archeologico), il cui circuito produttivo segnava nel 2009 un +11% di incassi rispetto all'anno precedente?
La spiegazione è un'altra, e l'ha fornita lo stesso Ministro Bondi, con un articolo pubblicato sul Corriere della Sera, in data 27 dicembre 2009 (pag.47). Che il Ministro se la cavi meglio con la prosa che non con la poesia si intuisce fin dalle prime righe dell'articolo (oltre che dalla lettura di una sua qualunque poesia, ovviamente); Bondi inizia la sua apologia con il collaudato metodo del Governo di cui fa parte, ossia tentando di smentire l'evidenza: "Sgomberato il campo dall'erronea notizia della concessione a tale genere di film del riconoscimento di film di interesse culturale, tuttavia esiste una questione e non intendo ignorarla", afferma. Ciò che ignora, purtroppo, è ciò che gli fa notare il giornalista del Corriere nella pur brevissima risposta, cioè che il fatto che il cinepanettone abbia ottenuto la qualifica di "film di interesse culturale" lo si legge sul sito ufficiale della Direzione generale per il cinema (per la precisione a questo link: http://www.cinema.beniculturali.it/sovvenzioni/interesse_culturale/2009/ic_30_09_09.htm); e che è molto probabile che la qualifica verrà confermata si deduce dalla legge Urbani a cui lo stesso Bondi fa riferimento.
Ma la spiegazione di Bondi va avanti, e tra una riga e l'altra salta fuori, in almeno due passaggi, la reale motivazione che il Ministro adduce a questa decisione: "...per liberare progressivamente il cinema dalla politica". Ben venga, dunque, l'invasione della politica nell'informazione (nel CDA della Rai 7 consiglieri su 9 vengono nominati dalla Commissione Parlamentare di Vigilanza, gli altri due dal Ministero dell'Economia), ben venga l'invasione della politica nella Magistratura (ipotetiche riforme del CSM che vorrebbero che due terzi dei consiglieri venissero nominati dal Parlamento), ma per carità via la politica dal cinema. Laddove per politica si intende, ovviamente, tutta una serie di film che trattano temi sociali (come Tutta la vita davanti di Paolo Virzì, Gomorra, Il divo e chi più ne ha più ne metta). Tutti film rei di osservare con occhio e spirito critico il Paese, denunciando ciò che non va e cercando, in tal modo, di smuovere la coscienza delle masse. E tutto ciò spesso fa'si che tali opere si guadagnino la qualifica di "film d'interesse culturale", proprio perché, come detto sopra, aiutano l'individuo ad acquisire la consapevolezza del ruolo che gli compete nella società.
Ma a chi fa comodo che le persone si sveglino? Sicuramente alle persone stesse, ma non certo a chi sul rincoglionimento generale e diffuso fonda la sua strategia di conservazione del potere.
Ed ecco allora che si cambiano le carte in tavola. Perché se Natale a Beverly Hills è cultura, allora chi va a vederlo può legittimamente considerarsi colto. È la rivincita del bullo che fin dalle elementari passava i pomeriggi a giocare a pallone senza studiare, e che si è fermato alla terza media per odio verso i libri, il quale può finalmente cantar vittoria sulle maestre (soprattutto se precarie e licenziate) che lo avevano sempre terrorizzato dicendo che studiare serve a qualcosa; e naturalmente costui sarà grato a chi, dall'alto dei palazzi del potere, lo ha finalmente liberato dal complesso d'inferiorità culturale ch'egli nutriva nei confronti del suo compagno secchione.
Ultimo aggiornamento (Domenica 10 Gennaio 2010 10:48)
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