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PostDateIcon Martedì 09 Febbraio 2010 15:48 | Author: Francesco Giura | PDF Stampa E-mail
Quello che mi fa più specie della lettera di Davide è l'idea, ancorché diffusa, di proporre qualità e competenza al posto della semplice occupazione, da parte dei membri più alti di un partito, dei poteri maggiori di governo di un paese. "Una poltrona è una poltrona: che importanza ha se sia la poltrona del ministro della sanità o della difesa; l'importante è occupare quel luogo di potere". Questa è una logica oggi innegabilmente diffusa (si pensi ai rimpasti di governo che hanno spesso questo scopo). A questa molti credono di dover contrapporre la logica della competenza, del merito della competenza (meritocrazia). A me sembra un abbaglio incredibile ritenere che questo sistema possa essere fonte primaria di disservizio, mala gestione, inadeguatezza da parte dello Stato (addirittura si va a contare lo spreco nel dover poi pagare i tecnici dei ministeri, quando si spendono poche parole per le liquidazioni spropositate dei dirigenti di aziende pubbliche, per gli sperperi delle grandi opere, per l'evasione fiscale che ora non frega più nulla a nessuno). Come si può pensare che, cambiando un uomo, cambi la politica? Dunque condividiamo che il potere sia nelle mani di pochi, i ministri, anzi di pochissimi, unici abilitati a volgere in bene o in male le sorti di questo paese? Personalismo e meritocrazia sono due facce della stessa medaglia. La lettera di Davide li sostiene entrambi. Non ci siamo lamentati perché Resca non c'entra nulla con i beni culturali, ma perché la volontà è quella di ridurre i beni culturali a un'azienda privata con l'aiuto di manager del calibro di Resca. Pensate per contro alla Gelmini, laureata – si dice con diploma comprato – in giurisprudenza, ora ministro, ecc. Si sa che se Tremonti dice di tagliare, lei taglia. Sarebbe stato diverso se al posto della Gelmini ci fosse stata l'Aprea, che ha una lunga carriera di dirigente scolastico, poi nel provveditorato agli studi, ecc.? Io in verità sono stanco di tutta questa superficialità nelle analisi politiche. I giudizi sono così tanto orientati dalla dialettica delle televisioni e del pessimo giornalismo dilagante in Italia, che è davvero difficile trovare una critica che non ne sia influenzata. Tutto il dibattere che vediamo in televisione è prevalentemente strumentale alla propaganda. D'accordo che è sempre difficile prendere atto della realtà in cui viviamo, ma andare a questionare sul diploma di laurea degli attuali ministri, mi sembra di una pochezza disarmante. E non me la prenderei tanto se questa fosse una riflessione collaterale a una più corposa riflessione sul sistema, non me la prenderei neppure se fosse il pensiero volatile di un singolo. M'arrabbio perché vedo che tali critiche sono diffusissime. È lo stesso discorso che feci per il NoBday: il livello della dialettica politica s'è talmente abbassato che il giudizio dei cittadini è scaduto di pari passo. È stata una diseducazione cavalcata prima di tutto dai partiti dell'attuale opposizione, e la maggioranza ci ha guadagnato. Rientra in quella strategia politica di puntare alla pancia, al "centro" della pancia degli italiani. Meglio abituarli a starnazzare ogni momento contro il totem malefico, proprio come i parlamentari in tv, che sostenere una critica di sistema del tutto alternativa. Il motivo è presto detto: maggioranza e opposizione condividono e alimentano il medesimo sistema. I media tengono dietro sempre fedeli al Parlamento. Pensate a Bertinotti, quando nei suoi deliri di retorica, non attaccava mai "Berlusconi", neppure "il premier", ma sempre "il presidente del consiglio". Ora pensate al Giornale che lo chiama addirittura Silvio, in bella mostra sui titoli di prima pagina. Entrambe sono forme di influenza mediatica i cui fini sono facilmente individuabili, il primo educativo, l'altro assolutamente diseducativo in una repubblica democratica. Questa trivialità opera ogni giorno ed è duro combatterla. Giudico purtroppo questa riflessione di Davide debitrice dell'attuale dialettica strumentalizzante dei media e dei partiti, i quali sembrano guadagnare quanto più si riduce la partecipazione politica dei cittadini. E' colpevole e vittima allo stesso tempo la lettera di Davide. Francesco Giura
Questo è un commento di "Una mail"

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